Il Rimo l'ha vista così


Se, come si suol dire, “sognare non ha prezzo”, varrà la pena ricordare qualche informazione che potrebbe risultare interessante ad un paio di centrocampisti in orbita nazionale. Un nazionale, potremmo dire dopo i recentissimi eventi, che si conferma osservatrice diligente dei quadriennali campionati mondiali di calcio, ponendosi sempre l’obiettivo di riprovarci, a quanto pare per fallire nuovamente e godere del pantano che una scriteriata gestione di incomprensibili moli di denaro porta in quello che i più bravi chiamano “sistema calcio”. Il denaro, invece, che si potrebbe guadagnare secondo alcuni siti di scommesse il pomeriggio del 9 aprile 2026, giorno della gara di andata dei quarti di finale di Europa League fra Bologna e Aston Villa, se la nostra squadra del cuore vincesse la partita odierna sarebbe 3.60 volte tanto quello posto al momento della “bolletta”. Per quanto invece riguarda la vittoria dell’avversario inglese, il risultato è visto con maggior favore, ovvero con un abbondante raddoppio del 2.10. La x non interessa nel momento in cui si ha ancora l’impressione di aggiungere col gesso una nuova linea sulla lavagna della storia del BFC. Rimbalzano da giorni avvisi della curva che invitano a portare una bandiera e cresce la curiosità di vedere cosa si saranno inventati questa volta quelli dei distinti con l’annunciata coreografia. 


Coreografia al Dall'Ara in Bologna - Aston Villa

Non so se produrre costantemente e poi custodire gelosamente cimeli della propria squadra per tenerli poi pronti per la chiamata sia una caratteristica del tifoso bolognese, ma saprei benissimo che nel caso avessi la possibilità di andare allo stadio porterei, e con me credo la grande maggioranza dei tifosi, la bandiera che fu distribuita in occasione di Bologna-Genoa (persa tre a uno – sic) dei primi di ottobre del 2009 in concomitanza con le celebrazioni del centenario. A Berlino ci siamo rifatti però con delle bellissime calamite, una tonda dal contorno con fantasia rossa e blu e l’altra quadrata su campo bianco, entrambe recanti il logo del nostro club, prodotte e distribuite da Eckhart prima e durante l’intervallo della partita con lo sguardo tipico di quando dona qualcosa, lo stesso di quando ebbe l’incredibile idea di chiedere alla Deutsche Post (dunque tranquillamente utilizzabili, ma chiaramente messo al sicuro) di emettere francobolli raffiguranti la foto di gruppo inaugurale di questa competizione europea del Bologna, ovvero della gara casalinga contro il Friburgo (che oh, adesso viaggia, ma lo vorrei vedere un’altra volta, anche oggi, contro i nostri).

Calco il suolo del Junction Bar con l’usuale ritardo, ma questa volta di soli tre minuti, e mi accoglie il sorriso di una nuova giovane barista col caschetto fra il castano e il rosso, che contraccambio (e basta, cari maliziosi lettori) prontamente, pensando che non può che essere un buon segnale per la partita già iniziata. E infatti il Bologna del primo tempo traccia poesia sportiva, ma come ogni ispirazione non può che nutrirsi della propria disperazione, non essendo poi infatti in grado di capitalizzare le tante occasioni e addirittura subendo il gol dell’avversario per un gesto alla Icaro del secondo portiere nativo di Castel Maggiore. I tavoli della nostra compagnia si iniziano ad animare già durante il primo quarto d’ora, quando Gianluca scopre, dopo mio avviso, che l’adesivo di Berlino Rossoblù attaccato vicino al lato sinistro dello specchio del bagno è stato sovrapposto da uno dello Stoccarda, e allora, senza farselo ripetere, ne prende un altro dei nostri per andare, nella migliore tradizione hip-hop, a controcrossare il patacco indebitamente appiccicato. Ma è anche il momento in cui davvero si realizza che Casale sarà titolare al Villa Park fra una settimana per via del giallo incomprensibile rimediato da Lucumi qualche minuto dopo di quelli che stiamo raccontando e c’è chi sorride lasciando intravedere un po’ di isteria, chi la annega in un sorso di birra. Gli attimi che portano al gol di Castro sono di quelli in cui ognuno, quando si trova al bar, se non direttamente allo stadio dove questo interloquire è spesso ancora più costante durante tutta la partita, esprime il proprio desiderio nei confronti del giocatore che si trova nella presente azione pericolosa, con la presunzione per cui l’allenatore-tifoso di turno, avendo un’ampia visuale del campo nonché una sterminata conoscenza del gioco del calcio, attraverso imperativi e gesti delle mani spesso articolati con le braccia, indica dove il pallone debba rotolare per un incontrovertibile successo dell’azione e si aspetta tanto che il giocatore senta, quanto che esegua. È dunque in un clamore di “dalla, dalla!” che arriva la rete, che provoca un’esultanza a scoppio ritardato a causa della lentezza con cui la palla raggiunge la porta dopo essere stata toccata dal difensore dell’Aston Villa. Il giovane attaccante argentino (mi dicono fresco di matrimonio, quindi auguri ed in bocca al lupo, Santi!) compie tutto il proprio processo di esultanza fra il laico e il pagano, ma quel dio del pallone non ne vuole proprio sapere: fuorigioco di un piede, traversa incredibile di Ferguson dopo qualche minuto e per finire il già menzionato svantaggio. Se il Bologna continua così può ancora essere un buon secondo tempo, l’ambiente sembra caldo, la voglia tanta e spesso ci ha abituato a non subire lo scarto ma a viverlo come sprone. Al contrario, però, dove non si arriva con la fortuna, non si è in grado di farlo neanche con la virtù, lasciando tutti esterrefatti quando Miranda passa una palla orizzontale velenosissima a Heggem che non è capace di fare niente di meglio di perdere il pallone e rimediare così uno 0-2 che è un brutto colpo, anche perché arriva piuttosto immeritatamente dopo questa ora scarsa di gioco. Si cerca e si chiede a quel dio del pallone (che mi vien da dire che il giovedì sera avesse altri impegni, non certo però quello di guardare le gare di Conference dei viola) un gollonzo, qualcosa insomma che possa riequilibrare questo risultato strano e invece arriva l’ennesimo palo, ovviamente di Rowe (quanti legni abbiamo preso in quattro partite contro di loro?). Uno dei motivi di questo sempre più temperato ottimismo è proprio Johnny Rowe, che disputa un’ottima partita coronata poi dal gol, tanto da muovere fra i nostri dibattiti la domanda se davvero, a questo punto, con la partenza estiva di Ndoye in confronto abbiamo davvero perso così tanto. La distanza di un gol sembra si possa gestire, il Bologna stasera ha fatto vedere delle cose, continuando a non sfruttare il fattore casalingo, ma a questo punto immaginandoci, come spesso quest’anno, una bella prestazione in trasferta, ma i ragazzi sono già con la testa nello spogliatoio quando a trenta secondi dalla fine dell’ultimo minuto di recupero, perdono l’uomo (non so chi, non ho voglia di ricordare o di rivedere) che raddoppia la differenza da colmare per arrivare comunque ai supplementari. Se stasera il dio del pallone guardava un film, giovedì prossimo non ci si può che attendere miracoli, diversamente è dura.
Post partita Bologna - Aston Villa
al Junction Café

Per ritemprare l’animo il campionato di Serie A propone la sfida interna contro il Lecce, la classica partita insidiosa in cui quest’anno il Bologna spesso ha faticato. La serata precedente è stata impegnativa quindi arrivo direttamente a fine primo tempo senza riuscire a vedere in diretta l’incornata di Freuler dopo lo sfortunato tiro di Orsolini già sbattuto sulla traversa, ma pronto per stabilire un doppio schermo con il palazzo dello sport di Brindisi dove i ragazzi con la F scudata e l’aquila sul cuore cercano di espugnare un campo complicatissimo e aggiungere nettare alla speranza della promozione. Quando Jek mi invita ad abbassare (chiedendomi quale categoria cestistica stia guardando) noto che indossa la tuta color negativo delle foto, e così necessariamente e goliardicamente il discorso si polarizza sulle rispettive passioni in materia di basket cittadino. Infatti il Lecce non ha approfittato di questo lungo viaggio fino in Emilia per proporre un gran calcio (o forse son solo gli interpreti) e finalmente Orsolini trova il gol lanciandosi sotto la curva con una posa riflessiva che viene registrata e apprezzata anche da noi a tanti chilometri di distanza. Il Bologna ha vinto, la Fortitudo pure, posso dirigermi
Post partita Bologna - Lecce
al Junction Café

a vedere un bel film con serenità condividendo la prima parte del tragitto con Tommy e il post partita di Radio Nettuno Bologna Uno in autobus, ricordando insieme la bellissima trasferta a Bergen e sognando come sarebbe quella a Istanbul; d’altra parte, mi dice: “ci sono andato due volte per i capelli, vuoi che non vada per il Bologna?”. Non posso che abbracciarlo, allora, e augurargli buon viaggio a Birmingham, a lui che ha la fortuna di andare, mentre per la gara di ritorno, al solito, ci si troverà al Junction dove verosimilmente berrò due birre
Helles e verosimilmente si uscirà, impresa permettendo. E impresa che non arriva e non abbiamo motivo ora, a qualche ora di distanza, di lacerare una ferita con la cronaca della serata, quando Dani e Tommy hanno potuto vivere in prima persona la trasferta in terra inglese con il relativo fantastico racconto di quest’ultimo e si è sancita la piccola fine di un percorso. Si possono così concludere queste righe con una riflessione, con la consapevolezza che i bilanci si fanno a fine stagione, visto che a questo punto gran parte della valutazione dell’annata deriverà da come i ragazzi scenderanno in campo in queste ultime sei partite. Il Bologna è una società che impone ai propri giocatori un tetto degli ingaggi, che cerca di costruire la propria squadra monetizzando attraverso le vendite dei due o tre giocatori emersi durante l’annata e proponendo con gli ultimi due allenatori un’idea di calcio capace di interessare svariati osservatori. Non suoni dunque come un accontentarsi affermare che i risultati ottenuti nei due anni precedenti sono strabilianti e anzi, forse in linea con una compostezza esteriore che antropologicamente distingue i bolognesi, sottostimati nel panorama calcistico nazionale, se si considera che il Bologna ha conquistato un trofeo poche stagioni dopo vari combattimenti contro la retrocessione. La sensazione è che quest’anno sia stato proverbialmente “un peccato”, visto che, pur comprendendo la fallibilità umana, tanti punti sono stati lasciati lungo la strada contro avversari inferiori, e quando superiori spesso non si è giocato, e si è stati eliminati ai calci di rigore in casa dalla competizione in cui eravamo testa di serie. Il “peccato” si ingrandisce un po’ perché il Bologna ha dimostrato di saperci stare bene in Europa, prima o seconda classe che sia, di proporre un calcio coerente con le sfide e non avendo mai paura. Dall’altro lato è sicuramente sembrato di volare sulle ali di quel sogno, che se sicuramente è gratuito, prima o poi doveva finire, riportandoci tutti alla realtà di un Bologna che ha frequentato le classi in cui si impara a vincere e ora si deve rimboccare le maniche per riuscirci a tornare, ma con la consapevolezza che saremo sempre lì, visto che fra esultare per un gol di Gimenez o Zirkzee non c’è differenza. La prima canzone che ascolto in cuffia appena salito in metropolitana è Silvia lo sai, perché ho bisogno di sentire che la maglia del Bologna la si indossa sette giorni su sette, come una seconda pelle. E allora testa a domenica, ragazzi, che abbiamo la Juve.


Rimo

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