Birmingham, The last dance (?)
Ma come si fa a dover sempre partire alle 6?
Ma un volo che parta anche solo alle 7:30/8 no?
E pazienza, andiamo, su!
La sveglia era alle 2, ma l’ansia che non suonasse mi ha fatto drizzare le antenne già all' 01:30. Poco male: l’adrenalina era già tanta e via a prepararsi, ovviamente in ritardo per il tram. Subito la ricerca spasmodica di un monopattino in sharing per strada che mi facesse risparmiare qualche minuto.
In metro, la solita caccia al tesoro per trovare un posto che non sia occupato da qualche povera anima che trova riparo nei mezzi durante la notte.
Mentre preparo le bottigliette di pignoletto, arriva Dani! Sì, esatto, pignoletto… non lo fanno a Berlino, ma lo compro ogni anno in Valsamoggia per avere sempre una buona riserva. Ormai la tradizione vuole che una bottiglia venga divisa in 7/8 bottigliette da 100 ml e ghiacciata la sera prima. Il risultato, una volta scongelato, è sorprendente.
Sicuramente è un po’ un modo di fare da alcolista, ma ci dà la possibilità di bere un buon vino, fresco, senza dover pagare una valanga di quattrini per qualcosa di scadente trovato in aeroporto.
Il volo quest’oggi non è diretto, bensì con scalo in Irlanda, a Dublino. Dopo circa due ore e venti atterriamo nella capitale del trifoglio e cerchiamo immediatamente i voli di connessione.
Non appena li troviamo, si materializza d’improvviso lui… non so come si chiami, ma è un ragazzo che ogni volta che andiamo a Birmingham vola con noi sia all’andata che al ritorno. La prima volta gli chiesi se volesse fare parte del club, ma dice di voler vivere le partite in solitudine, per la troppa tensione. Ci può stare assolutamente.
Fa solo effetto essere in fila e sentire da dietro “dai che vinciamo”, nella tua lingua, in un posto dove la lingua — per lo meno quella storica — ha caratteri più complicati di quelli asiatici.
Dai, è fatta: controlli e poi polleggio per tre ore.
In realtà no!
Di voli nella vita ne abbiamo visti tanti, con connessioni pure, ma questa volta la sorpresa è data dal fatto che vanno rifatti i controlli di sicurezza, nonostante si sia ancora in zona franca. Mah.
Poco male, sarà una formalità! È qui che mi sbaglio. Ci hanno fatto togliere le felpe, poi siamo dovuti tornare indietro per le scarpe, poi gli zaini non erano ammissibili… insomma, per farla breve: 45 minuti di follia per fare un controllo che avevamo fatto poche ore prima e che di norma non viene fatto se rimani in zona franca.
Pazienza!
Raggiungiamo finalmente il gate e, con gran sorpresa, si iniziano a sentire quelle particolarissime “S” che potresti riconoscere dall’altra parte del mondo.
Ci sono un sacco di tifosi! C’è il grande Pres. (del CBC), Andrea, la Stefy con Andre, addirittura Davide il Critico, che finalmente è riuscito a esserci senza ulteriori cancellazioni. Ci raccontano del loro viaggio della speranza (uno dei tanti collegamenti che i bolognesi hanno sperimentato in questa trasferta) con decollo da Pisa.
Gli sguardi però vanno subito su molti personaggi con la maglia dell’Aston Villa… si entra già in clima partita: scambi di sguardi, curiosità reciproca.
La città non è cambiata di una virgola da settembre ’25: i cantieri non hanno fatto alcun passo significativo in avanti, lenti come quelli nostrani!
Solite vibe da città estremamente multiculturale, grigia e piena di gente estremamente gentile. La differenza rispetto al solito è l’alloggio, questa volta situato nel gay village. Solite scale strettissime e ripide tipiche delle case e palazzi inglesi, che daranno sicuramente preoccupazioni al ritorno a casa dopo la partita, quando la percentuale alcolica nel sangue sarà sicuramente diversa da zero.
La stanza è enorme: due matrimoniali e un singolo. Purtroppo Tommy da Mainz a causa di uno sciopero degli aerei non è riuscito ad esserci, quindi abbiamo un matrimoniale a testa.
Dai, doccia veloce, tenuta da partita e si va alla volta del pub (che qui non si dice “pab”, ma “pub” con la “u” chiusa) consigliato da Andrea! Una volta arrivati, ci mangiamo il nostro fish & chips, un paio di ottime Punk IPA e iniziamo il cammino verso il ritrovo dei tifosi per il corteo.
Tra una birra e l’altra si chiacchiera con tante facce conosciute e con altre appena incontrate; la curiosità per noi che veniamo da Berlino è sempre alta. Fa strano dirlo, ma molti ormai ci riconoscono e vengono sempre a salutarci affettuosamente.
Anche parlando con Davide (il Critico) capiamo che, anche a suo modo di vedere, siamo uno dei club più conosciuti e con un’ottima visibilità. E se lo dice lui, esperto com’è, non possiamo fare altro che fidarci.
Il momento è arrivato: ultima pipì prima di partire in corteo e via. Lo Stimmung (non trovo una parola italiana adatta, forse “umore”) è ottimo, i cuori rossoblù ci credono… la rimonta è quasi impossibile, ma abbiamo tutti fiducia che possa verificarsi.
Come ogni volta, ormai la terza, a metà percorso il richiamo della vescica si fa impellente e la ricerca di un buco tra due auto un po’ riparate diventa spasmodica.
Dopo esserci liberati, via di nuovo per accodarci alla truppa. Siamo in tanti stavolta, così come la prima in Champions League: la gente è davvero molto carica. Tra qualche sfottò coi tifosi avversari e qualche “how is it going, bro?” col Bob Marley dell’Aston, incuriosito dal nostro passaggio, arriviamo finalmente al Villa Park.
Ironia spiccia con gli steward sul fatto che avevamo l’entrata nel settore Q, perché “a noi ci spiace il Q” oppure “vai a fare in Q”… vabbè, cose che fanno ridere tutti solo con un livello alcolemico sopra all’1%.
Veloce saluto e abbraccio al poliziotto romano che conoscemmo il primo anno, controlli fisici fatti da una steward non proprio della stessa bellezza di quelle di Bergen e, passati indenni da possibili “controlli pacchi”, saliamo le scale del celebre impianto inglese con quel brivido che non credo vada via nemmeno dopo la cinquantesima volta.
Tra i soliti mille saluti con tutte le facce amiche, il fischio d’inizio si avvicina. Scambio di foto col buon Bosello — “io fotografo te e tu fotografi me” — tra tribune opposte e i decibel del Villa Park iniziano ad alzarsi fino a riprodurre la celebre “Hi Ho Silver Lining”, talmente caricante che ormai la cantiamo sempre anche noi.
Come dice Elvis: “Si può dire tutto alle squadre inglesi, ma con la musica vincono sempre”.
Le note di Jeff Beck lasciano spazio a quelle dell’inno ufficiale della UEFA e l’ambiente si fa estremamente caldo, anche grazie all’utilizzo continuo di fiammate spettacolari unite a fuochi d’artificio e fumogeni coi colori sociali.
Dal tetto della curva viene fatta scendere un’immagine raffigurante il Villain che combatte contro il nostro amato Nettuno. Il momento è arrivato, è tutto pronto.
Il tifo bolognese sovrasta quello di tutto il pubblico inglese. Si percepisce una carica enorme: siamo convinti di farcela.
Purtroppo questo ottimismo smisurato viene distrutto dal gol immediato del Villa, che taglierebbe le gambe anche ad un elefante.
Tra le due squadre scese in campo c’è una differenza tangibile: loro sembrano in superiorità numerica, raddoppiano su ogni possesso, danno la sensazione di poter segnare ogni volta che arrivano in area — cosa peraltro fatta con una semplicità disarmante.
Dopo un fallo di mano netto in area (eravamo tutti convinti all’istante, essendo sotto il nostro settore) viene assegnato un rigore, neutralizzato da una delle poche buone cose fatte da Ravaglia in queste gare. Purtroppo però, pochi secondi dopo, gli inglesi raddoppiano con un assist nato direttamente da un fallo laterale.
C’è solo una squadra in campo: il Bologna non c’è più. La sensazione è che possa finire con un risultato tennistico. Fortunatamente finisce “solo” 4-0, e la tristezza monta negli occhi dei tanti bolognesi venuti fin qua per incitare e cantare fino a perdere la voce per questi meravigliosi colori.
La squadra, in lacrime, viene a salutarci: noi ricambiamo con applausi continui. Sono stati due anni meravigliosi, abbiamo vissuto emozioni mai provate prima: dalla Champions League alla vittoria della Coppa Italia, fino al quarto di finale di Europa League.
Ora è finita… per il momento.
E nell’attesa di tornare a calcare palcoscenici del genere, ci teniamo questi risultati incredibili, ottenuti in un paio d’anni che rimarranno nella storia di questa società.
L’altra cosa che rimarrà sarà il nostro supporto incondizionato.
Nel treno di ritorno verso il centro, i tifosi inglesi ci hanno fatto ripetutamente i complimenti per aver “vinto sugli spalti”, sostenendo i nostri colori anche sul 7-1.
Alla fine è questo il riassunto di tutta la storia: siamo bolognesi, gente semplice, con un cuore enorme che sostiene i propri colori non solo nelle gioie, ma soprattutto nelle sconfitte e nei momenti difficili. È questo che ci rende così orgogliosi.
La mattina seguente non è mai facile, quando devi metabolizzare non solo una sconfitta ma anche l’uscita dal torneo.
Con poca carica eravamo alla ricerca di un buon caffè e siamo andati verso la zona dei canali, sicuri che la squadra fosse già a Bologna.
La sorpresa enorme, invece, è stata scorgere il bus ancora davanti all’hotel e addirittura De Silvestri e Ravaglia che lo raggiungevano.
A quel punto ci siamo resi conto che tutta la squadra stava per partire in direzione aeroporto. È stata una bellissima occasione per salutare i ragazzi e la dirigenza, ringraziandoli per questi due anni incredibili.
Alla fine non ci ricorderemo certo di ieri sera, quanto di tutto quello che abbiamo vissuto, sognato ad occhi aperti.
Ed ora, sul treno per Manchester, da dove prenderemo l’aereo di ritorno per questa ultima (per ora) trasferta europea, c’è un misto di emozioni: tristezza per il fatto che sia finita ed estrema gratitudine per averla vissuta.
Grazie ragazzi, grazie a noi bolognesi: Berlino c’era, c’è e ci sarà sempre con voi, pronti per poter cantare nuovamente:
“Siamo bolognesi, giriamo l’Europa.”
Tom

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